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A VENEZIA LA BIENNALE TRASFORMA UNA CHIESA IN UNA MOSCHEA. I CITTADINI PROTESTANO (VIDEO)
Feb 27, 2017 Last Updated 12:00 AM, Jun 3, 2015
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A VENEZIA LA BIENNALE TRASFORMA UNA CHIESA IN UNA MOSCHEA. I CITTADINI PROTESTANO (VIDEO)

Inginocchiati a pregare Allah, dentro una chiesa. È diventato un caso che sta interrogando la città il padiglione islandese della 56esima Biennale d’arte di Venezia. Nel sestiere di Cannaregio l’artista svizzero-islandese Christoph Büchel, noto per le sue provocazioni politiche, ha affittato la chiesa di Santa Maria della Misericordia — di proprietà privata dal 1973, inutilizzata dal 1969 — trasformandola in una vera e propria moschea. 

Per entrare bisogna togliersi le scarpe e riporle nell’armadietto, le donne sono invitate a coprire il capo: all’interno c’è il mihrab, l’abside che indica la direzione della Mecca, ci sono i tappeti per la preghiera, e drappi a coprire i mosaici della croce sostituiti dai versetti del Corano. L’allestimento è frutto della collaborazione con la comunità islamica della città, cui è affidata la gestione del padiglione-moschea per i prossimi sette mesi. Tra Venezia e Mestre ci sono ventimila musulmani privi di un luogo di preghiera degno di questo nome, nonostante le tante richieste di questi anni, e i soldi a disposizione. L’imam Hamad Mahamed che fino all’altro giorno era costretto e recitare i suoi sermoni in un vecchio capannone industriale di Marghera da due giorni è nella chiesa-moschea di Santa Maria della Misericordia. Con lui, molti fedeli. «Non vogliamo provocare nessuno », spiega il presidente della comunità islamica veneziana Mohamed Amin Al Ahdab, siriano da 30 anni in laguna, «ma questo è anche un modo per mettere alla prova e sensibilizzare la città. Un gesto d’arte, all’insegna del dialogo, di cui anche le preghiere fanno parte. Una moschea provvisoria, che chiuderà come una tenda con la fine della Biennale, ma sarà servita al confronto. Venerdì prossimo ad esempio, giorno di preghiera, sarà un imam islandese a tenere il sermone. E lo farà in inglese». La reazione del patriarcato, in una città simbolo del confronto religioso, è stata però netta. «Per ogni utilizzo diverso dal culto cristiano cattolico va richiesta autorizzazione all’autorità ecclesiastica indipendentemente da chi, al momento, ne sia proprietario», ha spiegato in una nota «e tale autorizzazione, per questo specifico sito, non è mai stata richiesta né concessa ». Accuse di scarso coinvolgimento e poca sensibilità per un intervento che «meritava maggiore attenzione». Anche perché quel che ancora nessuno riesce ad accertare è se la chiesa sia o meno sconsacrata. «Dovrebbe essere la proprietà ad accertare che c’è un decreto di riduzione allo stato profano non indecoroso della chiesa», spiega don Dino Pistolato, dell’ufficio immigrazione della Diocesi, «ma questo documento non c’è. E sia chiaro, non è in discussione il diritto dei musulmani ad avere una chiesa in città, ma l’opportunità di questa iniziativa in questo luogo». E se già la prefettura aveva fortemente sconsigliato l’allestimento della moschea a Cannaregio per questioni di sicurezza ai tempi del terrorismo internazionale, il Comune ha poi imposto «il divieto di utilizzo del padiglione quale luogo di culto» e ha paventato la chiusura se, entro il 20 maggio, non saranno presentate le autorizzazioni amministrative e religiose sul cambio d’uso. In una città in cui gli alberghi hanno da poco cambiato menu e stanze per accogliere facoltosi turisti arabi, il dibattito sulla moschea tocca corde molto tese.

Due giorni fa un uomo si è rifiutato di togliersi le scarpe — «perché dovrei? Questo è un padiglione» — riprendendo la scena con il telefonino (VIDEO) e avvisando la polizia. Un gruppo di cittadini, guidati da Fratelli d’Italia, si è presentato ai curatori del padiglione per protestare. Dopo la reggenza del Comune da parte del commissario prefettizio, in seguito alla scandalo Mose, era inevitabile che la moschea diventasse terreno di campagna elettorale. Per il senatore Felice Casson, candidato del centrosinistra «è un padiglione artistico autorizzato, chi vuole pregare può pregare dappertutto. Venezia ha sempre rispettato tutti e deve essere rispettata da tutti». Il suo principale avversario, l’imprenditore Luigi Brugnaro, parla invece di «iniziativa sbagliata perché fatta senza sentire la città, Venezia non è in vendita».

(da Repubblica) 

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