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IL DECLINO DI TOSI FOTOGRAFATO DAI NUMERI
Feb 27, 2017 Last Updated 12:00 AM, Jun 3, 2015
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IL DECLINO DI TOSI FOTOGRAFATO DAI NUMERI

Pubblicato in Primo Piano

Dalla delusione del 2010 quando la Lega gli preferì Zaia come Governatore al sogno di guidare il centrodestra alle elezioni nazionali, negli ultimi anni Tosi sta giocando una partita personale per diventare un leader a livello nazionale. Per costruirsi un futuro deve cercare di far perdere Zaia. Ma se la metà di una città che governi da 8 anni non ti stima più, allora qualche domanda te la devi pur fare. 

Se un sindaco che guida una città da otto anni fa registrare un gradimento pari al 52%, vuol dire che ha svolto un compito appena sufficiente. Ma se questo sindaco è Flavio Tosi, che è sempre stato eletto con percentuali importanti, che è stato uno dei sindaci più amati d'Italia e che ha cullato il sogno di essere il candidato premier per il centro destra, prima di imbarcarsi nella corsa per la guida del Veneto, allora le cose cambiano.

La percentuale resa nota dal Sole 24 ore che nel suo report annuale sui sindaci ha attribuito a Flavio Tosi, appunto, il 52% di gradimento che lo colloca al 62' posto in Italia tra i sindaci delle città capoluogo, fotografa un declino costante della popolarità del primo cittadino scaligero. Un calo che si traduce in numeri forti: -14% rispetto al 2012 e in costante calo: nel 2013 la sua percentuale era al 56%, adesso poco sopra la metà.

Candidarsi alla guida di una Regione con metà della città che governi da 8 anni che non ti stima, dovrebbe forse ingenerare delle domande nel primo cittadino. In realtà, il problema è che dal 2010, anno in cui la Lega Nord puntò su Luca Zaia (e non su di lui) per la carica di presidente della Regione, a Flavio Tosi Verona è diventata sempre più stretta.

Il suo sogno è quello di assurgere al ruolo di leader di caratura nazionale: per questo ha scritto un libro che potrebbe essere il suo manifesto politico e lo ha propagandato in tutta Italia. Per questo ha creato una fondazione che ha sedi ovunque (la base per la nuova forza politica?) ed ha platealmente flirtato con esponenti anche di altre aree politiche (vedi Corrado Passera, pure lui super ambizioso) per questo ha voluto essere il segretario della Liga Veneta, per questo ha stretto un patto con Maroni secondo il quale Matteo Salvini doveva essere il segretario della Lega Nord e lui, Flavio Tosi, il candidato della Lega alle primarie del centro destra. 

Per questo ha rotto platealmente con Zaia e Salvini ed ha deciso di candidarsi alla presidenza del Veneto. Non tutto gli è andato per il verso giusto però, anzi: la sua elezione a segretario della Liga Veneta doveva essere un plebiscito, una corsa solitaria e invece contro di lui si presentò Massimo Bitonci che in un lasso di tempo brevissimo raccolse addirittura il 47% dei consensi della Lega, dimostrando che non era affatto vero che i leghisti fossero tutti con Tosi, anzi.

La sua gestione del partito è stata caratterizzata dal pugno duro con gli avversari interni, con le espulsioni di massa culminate in contestazioni plateali (una volta a Noventa Padovana dovette intervenire la polizia per salvare Tosi dalla rabbia degli espulsi), e i risultati della Lega alle elezioni sono stati molto deludenti, sotto la sua gestione al punto di perdere addirittura una città simbolo come Treviso.

Anche a Verona le cose non sono andate benissimo, con il vice sindaco Vito Giacino (e sua moglie) accusati per presunte turbative d'asta.

Adesso la corsa alla presidenza della Regione dà più l'impressione di una ultima spiaggia, di una partita giocata per restare in campo e sperare di ritagliarsi un ruolo nazionale: ma il suo futuro politico, per esistere, ha una condizione irrinunciabile: la sconfitta di Luca Zaia. Perché solo sulle macerie di una sconfitta Tosi potrebbe sperare di avere ancora spazi. In caso contrario, forse Verona da troppo piccola potrebbe diventare, addirittura, troppo grande. 

Last modified on Lunedì, 20 Aprile 2015 13:24

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